Se lo facciamo noi…. 

Sono stato nei giorni scorsi in un paesetto della Padania, Erba, vicino Como, tristemente famoso per il massacro di una famiglia “rumorosa” da parte dei vicini di casa.

Nel grigiore generale di quello che dovrebbe essere uno dei paesi più ricchi d’Italia, ma che invece ci appare – sarà forse la nostra diversa sensibilità – grigio e triste, una cosa ha attirato la nostra attenzione e ci ha fatto riflettere.

Nella piazza della stazione campeggiano due cartelli toponomastici che indicano il nome attuale della piazza e, più in piccolo, il vecchio: Piazza Padania (ex Piazza Roma).

Così, nel silenzio generale (non mi pare di aver sentito nessuna polemica a riguardo) qualche anno fa è passata questa modifica toponomastica che cambia nome alla piazza, rimuovendo la dedica alla odiata capitale, la famosa “Roma ladrona” e dedicandola alla nuova entità che i leghisti vorrebbero veder nascere, la Padania. Il loro nemico è Roma, la capitale mangiasoldi e pertanto l’hanno cancellata, lasciando l’ex-dizione a monito di cosa sono capaci i duri uomini del Nord.

Tutt’altra accoglienza ha invece trovato il sindaco di Capo d’Orlando, in Sicilia, quando ha voluto cancellare da una piazza il nome del nostro nemico, che non è Roma ladrona bensì il Giuseppe nazionale, quel Garibaldi che con la sua impresa piratesca provocò il collasso del regno delle Due Sicilie.

Nell’occasione della rimozione della targa dedicata a Garibaldi a Capo d’Orlando un signore s’è seduto sul cornicione di un palazzo vicino la contestata piazza ora 4 luglio, con tanto di megafono e tricolore per contestare il suo sindaco. Un altro sindaco, quello d’importazione che guida il comune di Salemi, ha tuonato contro il picconatore siciliano ammonendo sulla sacralità della nazione unita ecc… Peccato che quando ciò è accaduto ad Erba, quando s’è rimosso il nome di Roma, quella Roma che scaldò gli animi dei risorgimentalisti che anelavano a riportare nelle braccia della nazione italica la sua capitale naturale, queste persone allora dormivano. E se non dormivano, parlavano piano, per non spaventarci.

Qual è la differenza che corre tra la “rimozione” di Erba e quella di Capo d’Orlando? Semplice, ovvia.

A Erba a decidere e picconare erano i “vincitori”, gli eredi dei Mille, dei carbonari, dei patrioti che teorizzarono ed operarono per distruggere ed annettere il Regno delle Due Sicilie alla nuova Italia, per avere un mercato da sfruttare e soldi, tanti soldi per riorganizzare la loro magra economia.

Invece a Capo d’Orlando a decidere e picconare era uno “sconfitto”, un erede dei soldati deportati a Finestrelle, un novello “brigante”, uno di quelli che mai e poi mai avrebbe voluto vedere la sua patria sciogliersi nelle grinfie dell’occupante savoiardo, mai e poi mai avrebbe voluto vedere Paleremo e Napoli ridursi da splendide capitali a anonime e sofferenti province della “Bassitalia”.

E si sa, i vinti non hanno gli stessi diritti dei vincitori. Anche se sono passati 150 anni, anche se – dicono – siamo tutti “Fratelli d’Italia”!

 

Giovanni Palmulli

 

CDS Puglia