Il decreto Brunetta o una cattiva interpretazione delle direttive del Ministro, iniziano a muovere le prime vittime.
Ad un dipendente della Pubblica Istruzione che aveva chiesto la trasformazione del rapporto di lavoro in partime,
ora gli viene di fatto negato.
Proviamo a riassumere la scabrosa vicenda: a marzo un educatore chiede, attraverso la sua scuola, la trasformazione del contratto da tempo pieno a tempo parziale.
La formula richiesta è quella “per determinati periodi dell’anno” che prevede di lavorare sei mesi continuativi e stare a casa per altrettanti mesi.
Il Provveditorato di Cremona pubblica ad inizio luglio gli elenchi dei dipendenti su scala provinciale a cui è
concessa la trasformazione del contratto e l’educatore è presente negli elenchi.
Alla fine del mese settembre il dirigente scolastico fa dietrofront e propone all’educatore di firmare un contratto che prevede di farlo lavorare nei mesi di ottobre e novembre, poi febbraio, marzo, aprile, maggio, saltando il mese di dicembre…