Al Sud si creano associazioni anti-racket, al Nord si sciolgono per “intimidazioni”… martedì, feb 9 2010 

Credo che il seguente articolo meriti di essere moooooolto in evidenza: per il loro bene, i padani devono capire che non hanno alcuna superiorità morale rispetto ai meridionali, e quindi non hanno alcuna legittimità a proporre il Nord come area privilegiata dello Stato. Anzi, è quanto mai urgente e necessario per tutti dedicare la maggior parte dell’impegno e delle risorse economiche a risollevare il Sud!

Segnalato da Mario Bellotti

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AVEVANO SMASCHERATO CON UN VIDEO LA «SIGNORA GABETTI», BOSS DELLE CASE ALER OCCUPATE

«Troppe minacce, rinunciamo»
Sciolta l’associazione Sos racket

Terza intimidazione in pochi mesi per il presidente Frediano Manzi: «Siamo stati abbandonati. 

  Frediano Manzi (Salmoirago)MILANO - Dopo l’ennesimo atto intimidatorio, il presidente di Sos Racket e Usura Frediano Manzi ha deciso di sciogliere l’associazione attiva da 13 anni. Domenica mattina ignoti hanno dato fuoco con liquido infiammabile al suo furgone per la consegna dei fiori a Caronno Pertusella (Varese). Manzi che ha poi contattato i sette membri del Consiglio direttivo e insieme hanno deciso la chiusura dell’associazione. «Negli ultimi tre mesi – spiega – questo è la terza pesante intimidazione che riceviamo, dopo che hanno sparato contro un chiosco a Parabiago e hanno messo una bomba carta nel chiosco di Nerviano, senza contare ovviamente le telefonate ricevute. Ma non è per paura che chiudiamo, ma per la totale impossibilità di lavorare in condizioni di sicurezza». Manzi spiega di non sapere da dove provengano tutti questi atti intimidatori «viste le decine d’inchieste aperte in tutta Italia in conseguenza alle nostre denunce» ma non intende mettere a rischio «le decine di volontari che collaborano con un’associazione alla quale non è stata trovata neanche una sede sicura».

 

  Frediano Manzi (Salmoirago)

LA «SIGNORA GABETTI» - Una delle ultime denunce di Sos Racket e Usura ha portatoall’arresto di Giovanna Pesco, detta «la signora Gabetti», e di altre persone con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’occupazione abusiva di appartamenti, alcuni di proprietà dell’Aler, in via Padre Luigi Monti, nella periferia nord di Milano. «Dopo questa denuncia – ricorda Manzi – si sono interrotti completamente i rapporti con la Regione Lombardia, mentre da gran parte delle istituzioni milanesi non abbiamo mai avuto nessun appoggio: il sindaco Moratti non ha mai detto una parola, il vicesindaco De Corato ci ha delegittimati in pieno».

QUARTIERI «PROIBITI» - Da quando Sos Racket e Usura si è occupata del racket delle case popolari a Milano, «non possiamo più entrare in alcuni quartieri della città senza essere bersagliati da insulti e minacce», prosegue Manzi. «Questo non è tollerabile in un paese civile, come non è tollerabile che parte delle istituzioni milanesi abbiano con noi avuto un atteggiamento non d’appoggio ma di scontro e delegittimazione, dopo che noi abbiamo dimostrato che, per la loro inerzia, hanno creato a Milano dei quartieri ghetto, permettendo di fatto alla criminalità organizzata di sostituirsi allo stato». Collaborazione è arrivata dalle forze dell’ordine ma «per il resto siamo stati totalmente lasciati allo sbando. Non ce la sentiamo più di andare avanti in questo stato – aggiunge – sembra di essere nel quartiere Zen di Palermo, non a Milano». Sul sito dell’associazione, un video che proviene dagli abitanti di via Padre Luigi Monti: «Questo sarà l’ultimo documento che noi pubblicheremo». Cancellato anche il presidio per la legalità organizzato dall’associazione per sabato 13 febbraio in via Ciriè a Milano.

FONTE: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_febbraio_7/sos-racket-usura-frediano-manzi-scioglimento-minacce-1602420909181.shtml

Laureati in fuga dal Mezzogiorno venerdì, feb 5 2010 

 

Le migrazioni interne non sono solo un ricordo in bianco e nero. Negli ultimi anni si è registrata una vera e propria ‘fuga’ dal Mezzogiorno, ma a differenza del passato spesso a fare la valigia sono i laureati. Tra il 2000 e il 2005 hanno lasciato il Sud Italia ben 80 mila ‘dottori’, pari ad una media annua di 1,2 ogni 100 residenti in possesso dello stesso titolo di studio.

È quanto emerge da un’indagine condotta da Bankitalia sulla “mobilità dl lavoro in Italia”, appena pubblicata, che rileva come in 15 anni, tra il 1990 e il 2005, si siano trasferite al Nord quasi 2 milioni di persone. Secondo Palazzo Koch, “il Mezzogiorno diventa sempre meno capace di trattenere il proprio capitale umano, impoverendosi della dotazione di uno uno dei fattori chiave per la crescita socio-economica regionale”.

La caratteristica distintiva delle ultime migrazioni è, infatti, la partenza di ragazzi istruiti, diretti sopratutto verso le grandi aree metropolitane del Centro Nord, come Roma, Milano e Bologna. Il contesto rispetto ai flussi del passato è completamente cambiato: “I nuovi rapporti di lavoro – spiega il rapporto – e la diffusione dei contratti a termine hanno inciso sugli incentivi alla mobilità geografica, rendendo più incerto il rendimento atteso dallo spostamento”.

E così se una volta era l’emigrato che sosteneva con le sue rimesse la famiglia rimasta del luogo d’origine, oggi è il contrario: i genitori continuano ad aiutare economicamente il giovane fino al suo completo inserimento nel mondo del lavoro. Le migrazioni recenti hanno toccato il loro apice nel 2005, quando hanno cambiato residenza, trasferendosi da un Comune all’altro, 1,3 milioni di persone.

Il flusso, lievitato del 16% rispetto al 1990, ha sempre seguito la direttrice principale, che va dal Sud verso il Centro Nord. Al risultato hanno contribuito anche gli immigrati, precisa lo studio, ma comunque si tratta di una minoranza, che pesa per il 14% sul totale dei movimenti.

Nei cinque anni che vanno dal 2000 al 2005 la provincia più abbandonata è stata quella di Napoli, dove si registra anche la più forte concentrazione di laureati in fuga, 11,5 ogni mille abitanti con lo stesso titolo di studio. L’indagine condotta da Bankitalia analizza “l’altra faccia delle migrazioni interne”, ovvero il pendolarismo.

Tante persone in Italia, infatti, viaggiano ogni giorno per raggiungere il luogo di lavoro, si tratta di movimenti che caratterizzano sopratutto il Centro Nord, dove oltre il 40% degli occupati lavora in un comune diverso da quello di residenza anche se comunque vicino. La percentuale di pendolari a breve raggio al Mezzogiorno, invece, si ferma al 29%.

Segnalato da Massimo Orofino

La Lega Nord vuole far chiudere Termini Imerese? giovedì, feb 4 2010 

Se succederà spero che i lavoratori licenziati vengano al Nord a rubare il lavoro ai padani!

(Roberto Cota, Lega Nord)

Fiat, scontro Lega Nord – Pd
sul futuro di Termini Imerese

Nel giorno il cui riprende la produzione allo stabilimento Fiat di Termini Imerse, scoppia la polemica sulle dichiarazioni del presidente dei deputati della Lega Nord Roberto Cota, intervistato nel corso de “La telefonata” di Maurizio Belpietro su Canale 5.
«Su Termini Imerese – ha affermato Cota – va detto che è una situazione figlia di una politica sbagliata che ha portato a costruire stabilimenti dove non dovevano essere costruiti, creando così cattedrali nel deserto. E’ la scelta che ha portato il Sud a non potersi sviluppare. Oggi giustamente il problema Termini Imerese viene sollevato, ma non possiamo andare avanti a far finta di niente e continuare con politiche industriali sbagliate».

Una presa di posizione che non è piaciuta al Pd. «Cota sentenzia su Termini Imerese senza conoscere la realtà dei fatti – dice il senatore Giuseppe Lumia – Termini non è una cattedrale nel deserto e la decisione dell’azienda di chiudere lo stabilimento dal 2011 ha poco a che vedere con le politiche industriali del passato. La verità è che la Fiat vuole spostare la sua produzione al Nord e in quei Paesi dove il costo del lavoro è più basso. A Termini ci sono le infrastrutture, come il porto. Grazie alle autostrade del mare si potrebbero abbattere i costi dei trasporti, che secondo l’azienda rappresentano il vero differenziale dello stabilimento siciliano. Nonostante ciò la Fiat si ostina a trasportare le automobili da Catania».

La produzione alla Fiat di Termini, intanto, è ripresa dopo che l’azienda nei giorni scorsi l’aveva sospesa a causa delle proteste che avevano bloccato l’ingresso delle merci nello stabilimento. Alle 10,20 per un’ora si è svolta un’assemblea sindacale, a cui hanno partecipato i lavoratori del primo turno. Altre due assemblee, sempre di un’ora ciascuna, sono state programmate nel pomeriggio per gli addetti al secondo turno e in serata per le squadre della manutenzione. Le assemblee sono state convocate per comunicare ai dipendenti l’esito dell’incontro di venerdì tra azienda governo e sindacati che si è svolto al ministero delle Attività produttive. Come tutte le altre fabbriche della Fiat, Termini Imerese, che produce le Lancia Ypsilon, si fermerà per la cassa integrazione dal 22 febbraio al 5 marzo.

Dal gruppo di imprenditori che potrebbero rilevare lo stabilimento di Termini – sarebbero sei-sette  secondo il ministro Claudio Scajola – si chiama fuori Gian Mario Rossignolo. «Non ho presentato alcuna proposta per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese – dice – Ho ricevuto un formulario dal ministero dello Sviluppo economico, ma ho risposto che non lo avrei riempito». Rossignolo di recente ha acquistato lo storico stabilimento di Grugliasco della Pininfarina. 

FONTE:  http://palermo.repubblica.it/dettaglio/fiat-scontro-lega-nord-pd-sul-futuro-di-termini-imerese/1846432

Razzismo anti-meridionale a Pisa: aggressione contro studenti universitari del Sud Italia martedì, feb 2 2010 

“Terroni, bastardi: tornate a casa”, poi la violenza che ad uno degli studenti costa una mandibola rotta e un forte trauma cranico. Intanto continua il dissenso nei confronti del museo di Lombroso.
 
<!– –>Attendendo i buoni, fanno notizia i mediocri. A Pisa quattro-cinque ragazzi hanno aggredito tre-quattro studenti universitari provenienti dal Sud Italia.

 Riconosciuti dai facinorosi per l’accento, gli studenti si sono sentiti rivolto l’invito: “Terroni, bastardi: tornate a casa”. Il tempo appena di chiedere ragione, ma non di parlare oltre. Gli aggressori, riconosciuti dai presenti in quanto pisani, si sono scagliati contro i meridionali. E giù a darne quante più si poteva, entro i limiti di tempo tali da escludere l’intervento delle forze dell’ordine. Poi via a gambe levate.

 Gli studenti si sono alzati, avranno detto qualcosa. Poi “andiamo a casa”, senza passare per ospedale né forze dell’ordine. Ma il giorno dopo uno dei ragazzi ha accusato dolori troppo acuti e si è diretto al Pronto soccorso del Santa Chiara. Il medico di turno ha riscontrato nel ventiduenne un forte trauma cranico e la frattura della mascella. Le indagini della Polizia sono scattate in automatico.

 Vicenda di razzismo che, aggiungendosi alla sommossa di Rosarno, si discosta da questa per elementi determinanti. Dalla nazionalità dei protagonisti oggetto di razzismo, alle motivazioni del trasferimento, fino allo status ricoperto nel suolo in cui si è emigrati.

L’episodio di razzismo di Pisa si inserisce non solo in un contesto sempre più ostile nei confronti dello straniero – la cui categoria viene percepita come sempre più ampia – ma anche in un quadro di protesta contro iniziative pubbliche ritenute incentivanti i preconcetti di natura biologica. Alcuni gruppi meridionalisti avevano mostrato in questi giorni il proprio dissenso nei confronti dell’apertura del museo di Lombroso a Torino. Per qualcuno l’asse Pisa-Torino ricalca già il rapporto azione-legittimazione ideologica.

 Danilo Massa

McItaly, ecco come il ministro “leghista” tutela i prodotti locali martedì, feb 2 2010 

Il ministro delle politiche agricole e candidato governatore veneto Luca Zaia con l'amministratore delegato della Mc Donald Italia Roberto Masi

Se un ministro leghista delle politiche agricole fa da testimonial a McDonald’s, addentando per i fotografi il nuovo panino McItaly spalla a spalla con l’AD italiano dell’indisponente catena di fast food, significa che nessuno gli ha spiegato la differenza tra un ministro spiritoso e uno ridicolo. Non lo facciamo neanche noi, preferendo copiaincollarvi qui certe battute che il neurotico Luca Zaia ha incassato ieri dai tipi di Spinoza.

Questo nuovo panino ha grandi ambizioni”. Sappiamo che un pezzo di carne italiana, se si fa addentare dalla persona giusta, può anche diventare ministro. [venividiwc]Secondo il ministro Zaia il nuovo panino di Mc Donald’s, McItaly, movimenterà tanti prodotti italiani. Tra cui parecchi attrezzi della Technogym. [unTipOSinIsTrO]
“Le nuove generazioni avranno una memoria gustativa di impronta italiana” dice Zaia. Poi sviene per lo sforzo. [fedgross]
“Sono grato a McDonald’s che si è prestato a questa grande operazione culturale”, ha detto, stringendo la mano a Ronald McDonald, il suo collega Luca Zaia. [venividiwc]
Da Mc Donald’s arriva McItaly, panino italiano a 100%. E’ vuoto. [Paul Olden]
Da Mc Donald’s arriva McItaly. La risposta a chi si chiedeva come avrebbero sputtanato l’ultimo baluardo del made in Italy, la cucina. [Xian75]
Da Mc Donald’s arriva McItaly, panino italiano a 100%, a cominciare dal nome. [Puccio di luce]
Da Mc Donald’s arriva McItaly, panino italiano al 100%. Ma è in ritardo. [MaRamau]
Da Mc Donald’s arriva McItaly, panino italiano a 100%. A breve il lancio di McCojons, panino padano 100%. [max505]
Da Mc Donald’s arriva McItaly, panino italiano a 100%. In realtà lo fanno in Cina, in Italia gli mettono la fettina di cetriolo. [eXo]

FONTE: http://www.dissapore.com/primo-piano/da-mcdonalds-arriva-mcitaly-panino-italiano-al-100-a-cominciare-dal-nome/

Buone nuove da Venezia, riprendiamoci un po di orgoglio perduto martedì, feb 2 2010 

Affitti “razzisti” a Padova

“Si affitta a chiunque tranne che ai leghisti”. Dopo i meridionali (in questa occasione meglio terroni) e immigrati stranieri, ora anche il popolo del Carroccio si trova a fare i conti con le ‘discriminazioni immobiliari’. Da qualche giorno sul muro della sede del Consiglio di quartiere 1 di Padova, a pochi metri dalle aule della Facoltà di Lettere e filosofia, si può leggere un annuncio che recita così: “Affittasi subito stanza singola in appartamento misto vicino al centro. Internet, telefono, tv, lavatrice, lavastoviglie, parchetto sotto casa, cucina abitabile, lungo balcone, 4 stanze singole, 2 bagni, posto bici. Contratto singolo per studenti, benissimo anche Erasmus”. Firmato Chiara, Mattia, Alice, con i rispettivi numeri di cellulare a fianco.Fin qui è solo uno delle migliaia di altri foglietti che tappezzano un po’ tutto il centro storico. Tutto regolare se l’annuncio non si chiudesse con un perentorio “No Lega” seguito da tre punti esclamativi. Alla mente potrebbero tornare le scritte che comparivano in certe città in epoche di migrazione e emigrazione all’arrivo dei meridionali, ma stavolta il divieto è per qualcun altro.Verrebbe facilmente da dire la parte opposta. Ancora più facile e liberatorio: “Una rivincita”. Ma non è così, non lo è neanche lontanamente. Bello se fosse solo una ‘goliardata’. E a chi s’è sentito colpito, gli studenti (alcuni pugliesi, ma forse non dovevamo dirlo) assicurano: nessuna strumentalizzazione politica. E anche se non fosse, prendiamola così.

Ivana Ressa da quotidianopuglia.it  

A noi invece piace pensare che si sia trattato proprio di una rivincita, di uno scatto d’orgoglio da parte duosiciliana. Il nostro popolo è stato indotto per troppo tempo a sopportare le offese padane, sempre giustificandole e addossandosi la responsabilità dell’altrui razzismo. Chissà che dopo i fatti di Pisa, finalmente qualcuno cominci a pensare che sia ora di raddrizzare la schiena e cominciare a rispondere per le rime. (NdA)

Un nuovo articolo del Giornale indica i meridionali come sfaticati. Come al solito domenica, gen 10 2010 

Vergogna, il  Giornale censura le opinioni dei dissenzienti e fa passare solo le opinioni di leghisti e di quei meridionali caproni che applaudono ad articoli razzisti come questo. Ci dica il Farina a 2,5 euro l’ora come si fa ad affittare un monolocale o a comprarsi da mangiare? Sarà per questo che gli extracomunitari vivevano nei silos tra i topi? Il problema è che il prezzo delle arance è troppo basso?Certo nei centri commerciali del Nord vendono solo le arance Spagnole e del Sud America, perchè quelle del Sud costano troppo! VERGOGNA!

Quel Sud messo in ginocchio dal vizio di non voler faticare

Gli immigrati invadono il Mezzogiorno perché accettano di fare lavori che i giovani disoccupati rifiutano. Ma la cultura del lamento è una piaga. I ragazzi si aspettano sempre un aiuto dallo Stato. E, se non c’è, dalla criminalità

Dinanzi alle immagini di Rosarno, alla rivolta degli immigrati clandestini, mi viene una domanda molto scorretta. Perché la Calabria è piena di disoccupati, di giovani che si lamentano, e poi a raccogliere le arance arrivano dall’Africa questi uomini disperati? È giusto dire come fa il ministro Maroni: basta tollerare i clandestini. Ma la tolleranza della clandestinità ha dei padri (anche) molto molto giovani. Ragazzi-padri e ragazze-madri. Sono i giovanotti del lamento e del bar, nessuna voglia di lavorare perché si aspetta la manna dallo Stato, il posto e li coccolano tutti promettendo: ti sistemo, sta’ tranquillo. E se non è lo Stato o la Regione c’è sempre la ’ndrangheta. E i loro genitori che li curano, li trattano come la porcellana dietro la vetrinetta della vecchia zia, manovrarla con cura che si rompe.

In questo caso è chiaro che i cattivi non sono in primis i clandestini in rivolta. La violenza va repressa. Ovvio. Guai a lasciar ingrandire il fuoco. Non credo però che queste persone abbiano attraversato in massa il mare per andare in Calabria a far concorrenza alla ’ndrangheta e per esercitare la criminalità. Non sarebbero lì a Rosarno a cogliere mandarini. I cattivi sono di certo quelli che li hanno fatti arrivare in condizioni disastrose, i governanti locali e nazionali che hanno chiuso due occhi, ma anche i ragazzi di quelle parti che non hanno voglia di lavorare, specie se è un affare dove si usano le mani e fa male la delicata schiena per staccare dai rami i bergamotti, raggranellando magari qualche soldo nell’attesa di meglio. C’era domanda di manodopera in Calabria, ma niente offerta. Perché no? Perché la fatica non va bene, è roba da negri, non è vero? E dire che avendo la casa decorosa lì, si potrebbe anche studiare e lavorare qualche ora negli agrumeti, in America lo fanno. Anche in Italia. Conosco molta brava gente che frequentava le serali; lavorava di giorno, roba modesta, poco qualificata, per poi crescere grazie agli studi. Ma intanto sgobbava, provava le difficoltà della vita, e si migliora e ci si tempra anche pulendo le strade. Nel mio piccolo sono stato fortunato, ma mi è capitato di pitturare cancellate e di imbustare medicinali, invece del bar.

Mi capitò da cronista, negli anni ’80, di fare un’inchiesta sul lavoro in Calabria, a Lamezia Terme e paesi intorno. C’era disoccupazione e lamento, come ora, più di ora. Ma raccontai l’avventura di chi apriva piccole aziende artigiane per fare sedie sulla Sila, coraggiosamente, con problemi di strade e di trasporto enormi; chi invece di fare il pigro prof di Stato si metteva insieme con genitori e apriva cooperative scolastiche senza finanziamenti, piene di entusiasmo. Le fabbriche costruite con le sovvenzioni erano abbandonate già allora. C’era chi cercava di sviluppare la propria azienda agricola, mi illustrava come bisognasse fare concorrenza agli spagnoli nel campo degli agrumi e nel resto, perché quelli si organizzavano (già allora… ). Ma poi si immalinconì guardando i campi. Mi disse il giovane imprenditore triste: «È qui in macchina? Prenda una cassetta, raccolga le fragole». «Quanto me le mette?», «Scherza, sono gratis». Le fragole marcivano nel campo, era estate, ma i ragazzi non avevano voglia di abbassare la schiena, e se mai si presentasse qualcuno intervenivano subito le autorità per vedere se era tutto in regola, la paga in regola eccetera. Ma un ragazzo che tirasse su quel ben d’Iddio, che si ingegnasse in cooperativa per portare sui mercati e ai supermercati da Roma in su quella dolcezza fragolina? Niente. I figlioli stavano al bar a ciondolare e a protestare che non c’era lavoro, sorbendo eccellenti granite al caffè.

Qualcuno si dava da fare, costruiva qualcosa nell’inerzia. Li hanno fregati tutti. Se non è stata la ’ndrangheta è stata la magistratura politicizzata. Ricordo il capofila di questa azione di rinascita, era Tonino Saladino, lo conoscevo dai tempi dell’università a Milano a metà degli anni ’70: lui studiava veterinaria, ma era fidanzato con una di lettere. Andavamo insieme a prendere botte dai compagni fuori delle scuole tipo Berchet dove non lasciavano uscire i ragazzi di Cl senza dargli come minimo l’augurio della morte e cazzotti vari. Invece di restare a Milano, volle provare a risollevare la sua Calabria. Andai a vedere quel che faceva: magnifico. Mi disse: «I ragazzi qui non vedono il rapporto tra il lavoro e il denaro. Il denaro qui non si fa lavorando, ma avendo il posto e poi arrangiandosi». Tonino Saladino è stato messo sotto inchiesta. Peraltro anch’io per avergli telefonato un paio di volte.

L’altra sera ad «Annozero» si è visto plasticamente che cosa provoca l’arrivo dei clandestini. C’era una bella ragazza siciliana, 36 anni, precaria della scuola, il marito precario musicista a Palermo. Diceva: «Non abbiamo speranza». Chiedeva alla politica la soluzione. Dall’altra c’era Roberto Castelli che ha detto la cosa più semplice del mondo. «Perché non prova a darsi da fare? Mi alzavo alle quattro del mattino con l’auto gibollata e rientravo alle dieci la sera». Non è la politica che può mettere a posto il Sud, essa deve creare le condizioni di sicurezza perché se uno vuole impegnarsi, inventando qualcosa, mettendo su una bottega o un’azienda, possa farlo senza essere vessato dalla malavita e dalla burocrazia. Ma la prima condizione è quella strana difficile cosa che si chiama voglia di prendersi le proprie responsabilità, di mettere via il fazzoletto per le lacrime facili e il megafono dei professionisti della protesta, e provare persino a raccogliere le arance. Ci sarà meno immigrazione clandestina. Meno rivolte. Meno problemi con l’islam. Sperare è possibile, bisogna rischiare di lavorare.

FONTE: http://www.ilgiornale.it/interni/quel_sud_messo_ginocchio_vizio_non_voler_faticare/09-01-2010/articolo-id=412332-page=1-comments=1

Dal Veneto portavano in Cina rifiuti tossici spacciandoli per carta e plastica sabato, gen 2 2010 

Ora che i traffici “immondi” padani verso il meridione sono stati scoperti, cambiano strategia e mandano il pattume padano verso lidi meno controllati.

ROVIGO – «Levio Loris, il servizio ecologico per un futuro pulito». Mica tanto ecologico e per niente pulito secondo i carabinieri del Noe che ieri all’alba hanno sequestrato i 70 camion rosa e le quattro sedi dell’azienda leader nello smaltimento dei rifiuti nel Veneto ed hanno arrestato l’imprenditore cinquantenne assieme ad una sua collaboratrice cinese. I due sono accusati di essere le menti di una associazione a delinquere che coinvolge a vario titolo anche altri undici tra partner e dipendenti della Levio Loris Srl finalizzata all’illecita gestione e traffico di rifiuti speciali pericolosi e produzione di falsa documentazione. Tradotto dal codice penale, Loris Levio e Mingming You, cinese 45enne, hanno organizzato secondo l’accusa del pubblico ministero padovano Silvia Scamurra dal 2005 ai mesi scorsi una oliata esportazione in Cina di carta e plastica contaminata proveniente dall’immondizia indifferenziata raccolta in Veneto.

Il fascicolo istruito dal pubblico ministero attraverso le indagini dei carabinieri del nucleo ecologico di Venezia contiene una serie di circostanziate indagini sulle spedizioni di container da parte della Levio Loris srl dal porto di Venezia verso alcune aziende cinesi. Le analisi fatte dai carabinieri del Noe comprovano il fatto che l’azienda con sede a Badia Polesine (Rovigo) e sedi operative nel Padovano a Vigonza, Selvazzano e Grantorto aveva avviato un meccanismo di conversione fruttuosa dei rifiuti spacciati per materiale riciclabile o comunque inerte al porto, quando per lo smaltimento degli stessi carichi la Levio Loris srl veniva pagata profumatamente in quanto secondo la legge comunitaria quelle balle di carta frammista a plastica e materiali di scarto vario non potevano essere conferite a discariche o termovalorizzatori. E’ escluso, almeno per il momento, il coinvolgimento consapevole delle ditte clienti della Levio Loris nel traffico di spazzatura che raggiungeva la Cina via nave. Tra le ditte padovane che pagavano la Levio Loris, quasi tutti i comuni dell’alta padovana, oltre a molte imprese anche delle provincie di Vicenza, Treviso e Venezia.

Dal dicembre del 2005 a pochi mesi fa secondo la documentazione sequestrata dai carabinieri la coppia Loris–Mingming avrebbe piazzato oltre la grande muraglia almeno 230mila tonnellate di materiale pericoloso. Una montagna di rifiuti che avrebbe fruttato, secondo le indagini che hanno convinto il giudice per le indagini preliminari Paola Cameran a firmare le ordinanze di arresto e di sequestro di camion ed aziende, almeno 6 milioni di euro di illeciti proventi. A titolo precauzionale è stato deciso anche il sequestro dei camion rosa usati dall’azienda per lo svolgimento di asporto e trattamento dei rifiuti, oltre che delle quattro sedi operative, per un totale di 60 milioni di beni tra immobili e camion.

Degli undici collaboratori della Levio Loris, nove hanno l’obbligo di non muoversi dal comune di residenza. Fossero liberi, comunque non avrebbero la possibilità di lavorare visto che l’azienda è stata chiusa fino a data da destinarsi. Duecento dipendenti diretti dell’ex impero delle «scoasse» tramutate in oro si domandano fino a quando.

http://www.youreporter.it/video_Rifiuti_tossici_dal_Veneto_alla_Cina_1

La mano invisibile continua a gettare fango sul Sud giovedì, dic 10 2009 

Vi ricordate l’episodio dell’assassinio al bar di Napoli? In quell’occasione i media, a reti unificate, accusarono le persone presenti sul posto di essere state completamente indifferenti a quell’omicidio, fregandosene del morto e camminando sopra il cadavere come se nulla fosse.

Ma un nuovo video incastra i manipolatori mediatici padani, che vogliono come da prassi, un Sud “abitato da bestie e criminali”.

A voi i commenti.

Padani evasori fiscali mercoledì, dic 9 2009 

Scoperta dalla Guardia di finanza a Modena un’evasione fiscale di circa 25 milioni di euro, ma l’attenzione dei media è rivolta, come sempre, su di una frode scoperta a Napoli di 1 milione di euro, ai danni dell’INPS per un’organizzazione che produceva documenti falsi per l’ottenimento delle pensioni di invalidità.

Sembra una vera e propria normativa dettata dallo Stato italiano, a tutti i mezzi di informazione di massa, quella di trascurare o ridimensionare  i fatti gravi che avvengono nella parte settentrionale del paese, mentre tutto ciò che accade nel meridione deve essere trattato con maggiore enfasi e dovizia di particolari.

Di fatto nello stesso giorno, il 07.dicembre.2009 vengono scoperti due gravi fatti di sottrazione di fondi destinati allo stato, ovvero truffa ai danni dello stato.

Nel modenese le Fiamme Gialle, ha seguito di un’ispezione tributaria in una società che opera nel settore delle sponsorizzazioni sportive, eseguita nel mese di novembre,  ha portato alla scoperto di un’evasione multimilionaria di circa 25 milioni di euro, realizzata tramite società residenti all’estero e con l’emissione di fatture false a favore di diversi soggetti economici (circa 14), che in questo modo abbattevano il proprio reddito imponibile. (ANSA)

Nel napoletano, invece la scoperta di un’organizzazione che procurava documenti falsi a persone indigenti per poter accedere a pensioni dell’INPS in maniera illecita per un danno di circa 1 milione di euro.

La differenza sostanziale tra le due truffe ai danni dello Stato, sta nel fatto che mentre a Napoli si commettono per la necessità delle persone che ne beneficiano di tirare a campare o assicurarsi un minimo di reddito per la sussistenza, a Modena l’evasione fiscale di 25 milioni euro, a generato un illecito arricchimento. I fatti, l’entità del danno ed il numero delle persone coinvolte, sono la prova inconfutabile di quanto detto.

Ma le maggiori testate giornalistiche, nelle loro prime pagine, riportavano la notizia della truffa eseguita nel napoletano e non quella commessa nel modenese.

Ma la potenza della rete è questa, quella di rendere giustizia ad un popolo che un con un tasso di disoccupazione tra i più alti d’Europa, deve continuare a vivere di espedienti, mentre nel nord del paese le truffe ai danni dello Stato imperversano indisturbate sottraendole metodicamente al giudizio dell’opinione pubblica.

Giornate nere per le Regioni padane quelle del l’8 e 9 ottobre ’09,  che fanno registrare una serie di frodi fiscali addirittura miliardarie. Lo rileviamo da alcune agenzie Ansa di seguito riportate.

Se a queste mega truffe fiscali aggiungiamo quelle da poco scoperte, sempre al nord, sui falsi poveri, ci rendiamo conto di come stia rapidamente cambiando, in peggio, la società padana.

E’ il silenzio dei media e dei giornalisti/opinionisti del nord e non, come Giorgio Bocca, Saviano ecc… sempre pronti e solerti a riempire pagine di cronaca quando fatti del genere accadono nelle Regioni meridionali.

Le attività illecite e le associazioni di stampo mafioso che ormai imperano nelle Regioni padane sono una triste realtà che coinvolge quella parte del paese fino ad oggi conosciuta come operosa e perbene, ma si sà,  i tempi cambiano e credo sia giunto il momento che i cittadini padani comincino ad osservare ciò che succede nei propri territori, prima di criticare aspramente il SUD con invettive e frasi fatte spesso di matrice razzista e smetterla con i soliti luoghi comuni sul meridione.

Fisco: scoperta mega evasione affitti in nero ad Alessandria fino a 5000 euro l’anno sottratti alle casse dello stato

08 ottobre, 18:43 (ANSA) – ALESSANDRIA, 8 OTT – 345 posizioni fiscalmente irregolari nella locazione degli immobili, per 3500 – 5000 euro annui di evasione per immobile.
Sono state scoperte ad Alessandria dalla Agenzia delle Entrate basata sull’incrocio dei dati disponibili in anagrafe tributaria con quelli delle ”cessioni di fabbricato” presentate alla Questura. I contribuenti interessati hanno provveduto rapidamente a pagare il dovuto e a regolarizzare i contratti. Ma l’indagine sembra promettere sviluppi ancora più interessanti: fra le posizioni scandagliate dall’Agenzia sono emersi 10 evasori totali. (ANSA).

Fisco: maxi evasione, 21 persone in carcere a Vicenza, coinvolte 128 imprese del settore concia

09 ottobre, 10:23 (ANSA) – ROMA, 9 OTT – Sono 128 le imprese del settore della concia coinvolte in un giro di evasione fiscale che ha portato in carcere 21 imprenditori di Vicenza.Gli arrestati sono accusati di associazione a delinquere, grazie ad un indagine della Guardia di Finanza. Le persone denunciate sono 178; oltre 1 miliardo di euro l’imponibile sottratto all’Erario, con un’evasione, solo ai fini Iva, pari a circa 245 milioni. Le Fiamme gialle hanno accertato inoltre movimenti di denaro contante verso societa’ di San Marino.

Fisco: GdF scopre a Padova evasione per un mld arrestate 11 persone e denunciate altre 48

08 ottobre, 12:09 (ANSA) – ROMA, 8 OTT – La GdF ha scoperto a Padova un’evasione fiscale per un miliardo di euro e ha arrestato 11 persone e ne ha denunciate altre 48.La banda di professionisti dell’evasione era costituita da imprenditori veneti e lombardi, ‘faccendieri’ napoletani e cittadini stranieri, che operava in tutta l’Ue, da Padova alla Germania, dalla Grecia all’Austria e gestiva ‘castelli’ di societa’ piene solo di stanze vuote e tir ‘fantasma’ che giravano, ma solo virtualmente, l’Europa carichi di merci.

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